I Sognattori
La Storia
Sinossi
Nel negozio di Pasquale Catone, uomo divorato dalla gelosia, si sta per celebrare un matrimonio "combinato": la giovane Lisetta deve sposare il temutissimo Carluccio. Per non lasciare mai sole moglie e figlia, Pasquale si fa raccomandare un giovane "di fiducia" da mettere in negozio: Felice Sciosciammocca.
Ma l'amico Don Errico, per vendicarsi di uno scherzo, fa alterare la lettera di presentazione e mette in giro la voce più rassicurante (e assurda): Felice sarebbe stato guardiano di un harem… e soprattutto "del tutto inoffensivo per le signore", privo di qualunque inclinazione galante.
La diceria si diffonde e, nel vortice delle nozze, anche Ignazio lo utilizza per intrattenere la propria moglie, mentre Peppino pretende perfino di affidargli la parte da soprano. Tra equivoci, gelosie e situazioni paradossali, accade l'impensabile: Lisetta si invaghisce di Felice e rifiuta Carluccio.
Quando l'inganno viene smascherato, tutto si capovolge in una girandola di colpi di scena… fino al finale, sorprendente e comico, in cui Felice resta, viene assunto da Pasquale e finisce per sposare Lisetta.
Compagnia
Personaggi e Interpreti
Regia · Franco Pinelli
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Spettacolo completo
Dal Regista
Note di Regia
Questa commedia gioca con un'idea semplice e universale: l'apparenza inganna. Basta una voce, una diceria ben confezionata, e una persona diventa altro da sé: non per ciò che è davvero, ma per ciò che gli altri decidono di credere. È così che nasce il meccanismo comico dello spettacolo: un'etichetta appiccicata addosso a Felice Sciosciammocca lo trasforma, agli occhi di tutti, nell'uomo perfetto per ogni situazione… proprio perché ritenuto "innocuo".
Da quel momento la realtà viene riscritta dai pettegolezzi: i sospetti si moltiplicano, le certezze crollano, i ruoli si confondono. E mentre i personaggi inseguono un'immagine rassicurante, perdono di vista la sostanza: la verità delle persone non sta nelle definizioni, ma nei comportamenti, nei desideri, nelle scelte.
Abbiamo puntato su un tono brillante e leggero, costruendo la comicità su equivoci, tempi comici, sguardi e reazioni, dove il non detto è spesso più potente delle parole. Il ritmo serrato e il gioco corale accompagnano lo spettatore in una girandola di malintesi, fino a ricordarci – ridendo – quanto sia fragile la nostra fiducia nelle "versioni ufficiali".
“In scena come nella vita, a volte basta una frase messa in giro… per cambiare il destino di tutti.”
Franco Pinelli — Regia